mercoledì 12 marzo 2008
Tutte le "mie" donne
Io addirittura penso di esserci fortunato. Coloro che conosco e ho il piacere di vivere sono fantastiche. Mia mamma, Silvia, nonna Maria, zie Marcia e Rose, la mia sorella. Beh… le mie nipoti Nathalia, Anna Luisa e Carolina. Le mie amiche Grace, Priscilla, Vivi, Pulga, Juju, Ingrid Guerra, e quelle che ancora conosco poco, ma già posso dire che sono formidabili, carine, belle: Francesca, Erica, Marta, Ingrid Kofler, Tania, Giulia Pisa, Giulia Farfalla, Chiara, Gertraud. Bene…, basta, ho sonno.
Comunque ho fatto un video con alcune foto mie e altre rubate in internet di queste ragazze che ammiro. Avrei dovuto pubblicare ciò l’otto, ma ero perso tra i libri e il mio trasloco.
Baci. VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=twW2wCSQAek
Ps- Sul video ci sono mancate: Nathalia, mia nipote più vecchia, Monica (dove 6?), Esther e altre che non lo so dove siano.
martedì 11 marzo 2008
Troppa da Elite! Aiuto, c'è la Polizia Brasiliana in giro!
La violenza contro una persona non può essere mai giustificata. Questa mattina a San Paolo, città dove nacqui, alcuni cittadini della zona sud hanno fatto una protesta contro la pessima condizione dei trasporti pubblici. Hanno chiuso con le gomme di machina un viale abbastanza movimentato, durante il rush time mattinale.
La polizia, ROCAN, è intervenuta subita con spari di bombe di effetto morale. I manifestanti non avevano nessun tipo di arma e sono scapati.
I poliziotti hanno cominciato la cattura di alcuni e hanno fatto in modo severo e crudele. Addirittura con l’uso della pistola tra l’altro, conforme immagine della TV GLOBO, principale TV brasiliana.
Il mio cuore è spaccato. Mi è venuta una voglia di essere tra questa gente e protestare, sia per l’oggetto in questione, cioè il sistema di trasporti paulistano (di San Paolo), di cui la responsabilità appartiene ai governi municipale e regionale, PSDB e DEM (sociale democrazia e i democratici), eppur soprattutto al modo codardo della Polizia, amministrata dagli stessi politici.
Più che la fame, la povertà, secondo me, in Brasile, si dovrebbe risolvere la questione di giustizia. L’attuale presidente, Lula, ci ha provato, ma mi pari che nessun è capace di portare al fine in fondo una Riforma nel Potere Giudiziario. I problemi ci sono in questo settore, dai politici ai semplici poliziotti, che sono pagati e allenati male.
Il film brasiliano Tropa de Elite (Truppe di élite http://www.imdb.com/title/tt0861739/ ), che ha vinto l’ultimo Berlinale (http://www.berlinale.de/), ci fa vedere la triste realtà dalla Polizia brasiliana, che addestra i suoi integranti con violenza, cercando di farli dei Rambi! Peggio era la reazione degli 8 milioni di persona che lo hanno guardato e hanno trovato normale l’atteggiamento sanguinario di questi assassini, che adesso sono degli eroi nella terra del Samba.
Triste! Dicembre vado in Brasile. Devo stare attento di non dire quello che penso ad alta voce, altrimenti, magari, avrò una pistola addosso. Il Brasile è l’unico posto nel mondo, dove ho più paura dalla polizia che dai banditi.
Perdonatemi per mio terribile italiano. Scrivo comunque, sia per imparare meglio la lingua dantesca, ma soprattutto per protestare contro la presente atrocità!
E poi questa mattina alla lezione di Rutigliano mi sono accorto che per motivi ovvi si parla spesso del Fascismo e Nazismo quando si studia la Scuola di Francoforte. Beh, va bene, però poco si parla autoritarismo neoliberale dagli USA all'America Latina negli anni post II Guerra, con le dittature militari. Fenomeno ancora presente, nonostante i paesi esseri targati come democratici.
Qui potete guardare le scene che riferisco.
lunedì 18 febbraio 2008
Tropa de Classe Média
Minha critica não será porém ao filme em geral, mas aos argumentos gerados pelo mesmo entre meus conhecidos e amigos.
Quando vi o filme, primeiro através do YouTube e depois com um DVD pirata, aqui na minha sala em Trento, na Itália, me senti ainda mais longe do Brasil. Um paradoxo que me deixou feliz por estar longe e triste por não estar lá e lutar a favor da nossa sociedade.
Ouvi dizer que o filme foi uma critica a classe média hipócrita que consome drogas no mesmo tempo em que faz campanha pela paz. Mammamia!
Santa ignorância. Que a classe média è alienada não tenho dùvidas. Meus amigos aqui de Trento, por exemplo, integrantes desse grupo medíocre, sào lindinhos e queridos, mas totalmente desligados da realidade. Tiveram acesso a uma boa educação e moram na Europa. Tais cérebros funcionam iguais a outros amigos medianos que moram no Brasil.
Meu Deus, o filme è violentíssimo. Terrível. Não è para ser visto como os “Rambos Brasileiros”, ao contràrio, è o tipo de arte que depois de ser apreciada, deve provocar vômitos e làgrimas em pessoas que encheram as ruas de todo o Brasil.
A violência dos policiais “bonzinhos” e quase idolatrados da população è extrema e absurda, não deixando nada a desejar àquelas praticadas pelos traficantes.
Sobre a classe média comprar drogas. Socorro! Por que não legaliza-las? Se as drogas fossem legalizadas seria notável que o problema da violência não sào as substancias proibidas, mas os princípios e valores dos brasileiros. Da polìcia, da classe média alienada, dos “foras da lei”.
O problema da classe média não è a compra e uso de drogas, mas a alienaçào. Da Polìcia, a formação, dos bandidos… aì “ci vuole una tese”, como diriam os italianos.
domenica 17 febbraio 2008
LA SOCIOLOGIA C'é
Jota Videira, Trento
Studenti della Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento hanno promosso questa domenica una raccolta di firme presso il Palazzo Cavazzani, che ospita la Biblioteca Centrale dell’Ateneo con l’obiettivo di ampliare gli spazi destinati agli studi offerto dall’università, soprattutto nelle domeniche quando i palazzi delle diverse facoltà sono chiusi. Attualmente l’unica possibilità di studio domenicale è la presente sede, con 166 posti, aperta dalle ore 14 alle 20. Un problema secondo gli studenti, che affermano aver difficoltà principalmente nei periodi di esami. “La settimana scorsa mezz’ora prima dell’apertura, l’ingresso del Cavazzani era già affollato. Coloro che arrivano dieci minuti dopo non trovano posto”, afferma Francesca, una dei responsabili della protesta.
Oggi, infatti, poco prima delle due del pomeriggio gli studenti hanno riempito l’atrio del palazzo nell’attesa dell’orario di entrata, mentre numerosi firmavano la richiesta che sarà presentata al retore nei prossimi giorni. Oltre 200 studenti hanno firmato. “Ci vuole! Ci vuole un altro locale.”, condivide Federica, ventunenne studentessa di ingegneria. “Nonostante di studiare ad Arezzo, essendo trentina, firmo la richiesta, perché quando torno a casa trovo difficoltà di trovare posto per studiare”, lamenta Mara Di Paolo. Anderson Sartori, a cui manca un unico esame per laurearsi in ingegneria, enfatizza il disagio dei giovani: “ Se si arriva cinque minuti dopo non ci sono più posti. Un casino”.
Questa manifestazione integra il movimento NO DAV, “no alla didattica ad alta velocità”, promosso dai futuri sociologi che mettono in questione e criticano l’attuale sistema universitario, che secondo loro, è basato sui risultati, costringendo gli studenti a preparare gli esami, togliendo le occasioni di riflettere sugli autori studiati e la società. Proporzionalmente simile a ciò che accade nel mondo del lavoro. “È vero che i tempi sono altri. Non vogliamo ripetere quello che hanno fatto nel 1968. L’essenza però è la stessa, cioè vogliamo discutere la società e partiamo dalla nostra comunità, l’università. La rivoluzione è possibile e già cominciata. Senza l’Eskimo, tuttavia più involgente, dal volantinaggio e gli striscioni all’internet”, dice uno degli integranti del gruppo.
La raccolta di firme proseguirà nelle prossime settimane nei campus dell’Università e nelle biblioteche della città. Il NO DAV, secondo i rappresentanti, si riuniscono due volte la settimana, possiedono un Blog sull’internet (http://nodav.blogspot.com) e preparano dei pezzi artistici per le loro rivendicazioni.
giovedì 29 novembre 2007
Arrestati 18 coinvolti nella prostituzione
Jota Videira
TRENTO – I Carabinieri di Trento hanno comandato l’arresto di un branco che favorisce la prostituzione e l’immigrazione clandestina, di cui dieci sono brasiliani. L’operazione è stata eseguita simultaneamente al tramonto di martedì scorso a Trento, Milano, Perugia, Reggio-Emilia, Roma e Taranto.
L’indagine è durata sei mesi, fatta con l’aiuto di interpreti, che traducevano le chiamate telefoniche, e di foto e messaggi (scraps) pubblicate sul sito Orkut, una comunità virtuale del gruppo Google.
Tra gli arrestati sette appartengono alla stessa famiglia. Ana Paula Lins Araujo, 28 anni, il suo fidanzato Stefano Borsaga, 33, Angela Maria Lins, 42, e Ana Lucia Lins Amorim, 47, Tatiane de Araujo Silva, 23, Adivonete Lins, 39, madre di cinque figli, di cui una bimba appena nata, e Márcio Alexandre de Souza Barbosa, 37, che presta servizio all’ambasciata brasiliana a Roma.
Secondo i racconti dei carabinieri, questa che adesso è in Brasile, è arrivata in Italia come ballerina a Trento. Ha lavorato come prostituta finché con l’aiuto dei clienti trentini ha affittato degli appartamenti in Via Bolzano 21, dove ospitava delle donne e dei transessuali che dovevano pagare una diaria da 100 Euro per prostituirsi. Inoltre i suoi connazionali che volevano venire in Italia dovevano pagare circa 9 mila Euro per aver il diritto al lavoro. “Molti vivono in condizione disumana. Dormono per terra, con un sottile materasso sul pavimento. Un’esplorazione ai propri connazionali”, afferma un maresciallo. “Chi vuole prostituirsi in Italia deve essere raccomandato da qualcuno. Una mafia comandata dai brasiliani e colombiani”, dice un trans che non ha voluto identificarsi.
Un altro arrestato, il trans Andre’ Luiz de Souza, conosciuto come Andreia Karao, era a Trento e ha festeggiato il suo compleanno all’Havana Club, dove erano presenti una ventina di transessuali. “Loro vengono qui perché è uno dei pochi posti aperti fino a lungo, oltre suonare musiche latine. Sono simpatici”, dice un funzionario del posto.
Una vecchia storia
Lo sfruttamento delle prostitute e dei travestiti stranieri in Italia non è recente. Molti di loro immigrano per fare soldi, nonostante all’inizio debbano pagare tanto e vivere in condizioni difficili.
L’ambasciata e i consolati brasiliani non sanno dire in quanti sono quelli che arrivano con l’obiettivo di prostituirsi.
La Settimana scorsa hanno arrestato a Roma un brasiliano per il traffico di transessuali in Italia.
Questa mattina nella sede dei Carabinieri a Trento ci sarà la conferenza Stampa, con ulteriori informazioni sull’indagine e gli arrestati.
Itália prende brasileiros suspeitos de prostituição
Jota Videira Especial para o G1, em Trento (Itália)
A polícia de Trento prendeu 16 pessoas em todo o país na última terça-feira (27) por suspeita de favorecimento e exploração da prostituição e colaboração à imigração clandestina. Nove deles são brasileiros, supostamente tidos como cafetinas, prostitutas e travestis.
A operação foi realizada simultaneamente em Trento e Milão, no norte do país, em Reggio-Emiglia, Perugia e Roma, no centro da Itália, e em Taranto, na região sul. O objetivo era impedir eventuais comunicações entre os procurados.
Saiba mais
Entre os brasileiros detidos, quatro são da mesma família, diz a polícia. Cinco são mulheres, com idades entre 23 e 47 anos, dois são homens e as outras duas pessoas que foram presas são transexuais, segundo os policiais.
Há ainda outros dois brasileiros suspeitos de envolvimento com essa quadrilha. Um dos homens estaria foragido, na Itália. E uma mulher, a suposta líder da rede de prostituição, não teria sido presa por estar em Fortaleza, no Ceará, no nordeste brasileiro.
Segundo um dos investigadores do caso, Giorgio Baldo, a operação começou em fevereiro deste ano, a partir da denúncia de um provável cliente deste grupo, que teria emprestado 25 mil euros (R$ 68 mil) a uma das brasileiras suspeitas, que não teriam sido restituídos.
Dançarina e prostituta
Uma das brasileiras chegou à Itália como dançarina, na boate Selene, em Trento. Conforme relato dos "Carabineri", uma espécie de polícia militar nacional, se prostituía com freqüentadores do local e anunciava nos jornais da cidade e em sites da internet.
Ela recebia os interessados num apartamento. Aos poucos conseguiu estabilizar-se, legalizar seus documentos de permanência no país e montou seu próprio ponto de prostituição, oferecendo-o a outros brasileiros mediante um aluguel de 700 euros (cerca de R$ 1.900) por semana. Atualmente ela seria responsável por quatro casas, entre Trento e Perugia. “Possuindo um visto italiano, ela convidava outros no Brasil a se prostituir por aqui. Oferecia o local e um ponto de trabalho por 9 mil euros (R$ 24 mil) por pessoa. A candidata deve sujeitar-se ainda a uma diária de 100 euros (R$ 274), independentemente do número de clientes atendidos. Se não pagam, são ameaçadas de ser entregues à polícia”, diz Baldo.
'Escravas'
O investigador conta que muitas delas vivem como escravas e dormem no chão. Outras, quando ficam doentes, não podem ir ao hospital. “Não queremos prejudicar quem opta pela prostituição. O problema é que pessoas como esta se aproveitam de uma discreta vantagem para explorar o outro, acima de tudo quando se trata de outra brasileira.” O policial lamenta que aquelas que seriam vítimas não se sentem exploradas. “Uma das meninas não tinha o que comer, pois pagava o aluguel devido para prostituir-se, mas mesmo assim no início era grata à cafetina, por conseguir enviar dinheiro à sua filha no Brasil, para pagar escola e plano de saúde.”
Orkut
Baldo explica que o Orkut, comunidade virtual do grupo Google, foi importante para conhecer visualmente e entender algumas características dos suspeitos, que colaboraram com as interceptações de chamadas telefônicas. “Mantivemos contato com eles através de pseudônimos no Orkut. O reconhecimento e a captura dos envolvidos foram feitos através de fotos publicadas por eles nas respectivas páginas pessoais.” Uma brasileira que faz estágio nos Carabinieri, e participou da investigação como intérprete das chamadas telefônicas interceptadas, disse que os policiais a surpreenderam pela conduta. “Foram corteses, respeitosos. Fiquei admirada com a educação e o modo como trataram os detidos. Sem a violência e a dureza que vemos nos filmes e no Brasil”, conta. Sobre um possível remorso de participar da prisão de outros brasileiros, ela argumenta: “Sinto muito, porque a maioria das mulheres é de mães. Uma inclusive é muito presente e atenta com os filhos. Por outro lado há brasileiros sendo explorados. Procuro não pensar e não me envolver. Fiz meu trabalho de intérprete.”
Crime recorrente
Na semana passada outro brasileiro foi preso em Roma por comandar tráfico de travestis na Itália. Os consulados do Brasil em Milão e em Roma e os órgãos públicos italianos ainda não podem precisar o total de travestis e prostitutas brasileiras atuando no país.
“Esta é apenas uma pequena parte do que ocorre em toda a Itália. Seria uma epopéia investigar todo o país. Começamos com uma pessoa em Trento, uma pequena cidade de 100 mil habitantes. Descobrimos uma rede familiar que envolve todas as regiões”, explica Claudio Mora, outro "carabiniere" envolvido na sondagem. No total 18 pessoas foram indiciadas, incluindo italianos que emprestam o nome para o aluguel de apartamentos. O processo tem ao todo 365 páginas. O comandante responsável foi o tenente Francesco D’Alessio dos Carabinieri de Trento, auxiliado por Claudio Mora, Giorgio Baldo e Nicola Mosna. Sete brasileiros participaram como intérpretes da investigação.
Os transexuais serão levados ao presídio de Belluno, próximo à Veneza. Já as mulheres serão encaminhadas ao presídio de Pavia e os homens serão divididos entre prisões de Trento e Verona.
lunedì 19 novembre 2007
L'italia vuota!
Ovviamente sono scioccato con il fatto. Mi è dispiaciuto tanto. Non sono freddo e nemmeno imparziale con le morti causati dalle conseguenze non naturali. Invece mi arrabbio, m’indigno tante volte con me stesso che non riesco a fare un’acca. Sia un omicidio come questo, sia per le persone accadute per la fame, per la guerra o per l’insufficienza dei servizi sanitari.
Nella Bibbia Dio dice che una sola persona è più importante che tutto il mondo. L’assassino di Giovanna dunque ha distrutto l’universo, secondo le scritture.
Beh, il mio caro lettore e la mia bella lettrice magari mi chiedono perché scrivo su di questo soltanto adesso. Rispondo che sono stato a Parigi con la mia mamma, che è venuta a trovarmi dopo quasi tre anni, poi è venuta qua a Trento City, a casa mia, e nel fra tempo mi sono anche tuffato nei libri per superare un esame di matematica.
Però 177 espulsioni?! Ma come e perché? Vorrei capire lo scopo di tutto ciò. L’Italia pensa addirittura di combattere il crimine mandando via i pericolosi? Sembra un altro grande scherzo del bel paese, simile agli altri che hanno fatto degli italiani il bersaglio principale per le barzellette, come l’ex-deputata Cicciolina o l’ex premier cavalier Silvio Berlusconi.
Se veramente questo decreto fosse una soluzione, allora si dovrebbe pure pensare all’espulsione del poliziotto che ha ucciso Gabriele Sandri in un Autogril, settimana scorsa, con un colpo di pistola sparato dall’altra parte dell’autostrada. Oppure Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi accusati per il genocidio dei suoi vicini di casa, tre donne e un bambino di due anni, a Erba, provincia di Como, all’inizio di quest’anno, con la scusa che loro facevano troppo rumore. Includo anche i giornalisti dei Il Corriere della Sera e La Repubblica, i nostri più conosciuti all’estero, mantenerono le solite abitudine a pregiudicare il marito e padre delle vittime, forse perché lui è tunisino, quindi il principale sospetto. Potrei fare una lista con altri candidati all’espulsione. Penso che arriveremo ai milioni di persone. Forse nessuno in questo paese potrà rimanere, già che San Francesco è già morto da un bel po’. Neanche – o principalmente - coloro che vivano e lavorano nel Vaticano, o Francesco Totti, Monica Bellucci (che peccato). Nessuno! Tutti espulsi, compreso questo che vi scrive adesso e voi che lo leggete. Dunque N-E-S-S-U-N-O si potrebbe salvarsi del decreto che punisce con l’espulsioni “i pericolosi” alla società.
Sono a favore di una politica seria per l’educazione, per la questione dell’immigrazione, che preferisco chiamare integrazione. La violenza si combatte in un altro modo. Vi ricordo che l’indice di suicidio in Italia è altissimo. Di chi è a culpa? Chi merita l’espulsione in questo caso? Difficile discutere queste cose che non vendono giornale, e quindi non è attraente agli sponsor che inquinano le pagine della stampa con nuovi prodotti che devono essere consumati, come veri passaporti integrativi di una società morta per i valori umani. Ma ciò sarà un altro discorso.
Dio vi benedica!