domenica 13 aprile 2008

Si studia, si vota e si tifa contro la Cacca Silvio


Weekend pieno. Il cielo a Trento City è grigio.

Cerco di studiare Goffman - Il comportamento in Pubblico - e Boudon - il posto del disordine.

I miei pensieri nelle pause sigarette che faccio invece sono a Paris. Tanta cosa da vedere, sistemare, fare.

Inoltre si vota qui in Italia. Vado domani. La mia prima elezione. Difficile la scelta perché gli opzioni non esistono. Mi punto sull'Arcobaleno, nonostante non essere d'accordo pienamente con loro e trovarli rasi politicamente come una pozzanghera tre giorni dopo una debole pioggia. Spero e credo che Berlusconi non torni al potere. Beh, è ben vero che anche Veltroni mi fa cagare, ma il cavaliere Silvio è peggio che il proprio escremento.


mercoledì 9 aprile 2008

Le lacrime del coccodrillo



George Walker Bush piange al consegnare la medaglia di onore alla moglie di Michael Monsoor, ufficiale dalla marina nordamericana morto a Ramadi, nell'Iraq, dall'esplosione di una granata. L'atto di Monsoor, secondo i giornalisti inviati, ha salvato i suoi compagni.
Mi chiedo il perché delle lacrime di Bush. Sarebbe per vergogna all'affrontare la vedova? Perché era veramente emozionato? Per la tristezza di sapere che uno dei suoi fedeli ha salvato gli altri con la propria vita, per una causa stupida? 
Monsoor probabilmente non era un comunista che sognava con una società giusta. Forse il suo ideale era difendere la patria di Dio. Non lo so, non vorrei speculare di più. Lui è stato forte e degno di riconoscimento e lode. Non lo so se sarei capace. Forse no! I miei ideali sono probabilmente diversi dai suoi. Forse non sarei mai andato d'accordo con lui, però è da ammirarlo, se è successo realmente quello che è stato pubblicato.
Le lacrime bushiane invece mi fanno schifo.
Adesso vado a mangiare e poi torno da Goffman.

venerdì 4 aprile 2008

La cronica malattia dell'Educazione in Brasile

Testo bilingue (Italiano e Portoghese) 
Texto bilingue  (Italiano e Potuguès)

Questo articolo è diventato lungo. Faccio perciò un riassunto in italiano e l’altro in portoghese. Poi segue l’integra sempre nella lingua dantesca.

Riassunto in italiano: Il Ministero dall'Educazione e Cultura brasiliano (MEC) ha appena pubblicato i risultati dell'esame nazionale delle scuole superiore, l’Enem.

Secondo la pubblicazione le medie dei ragazzi che studiano nelle più costose scuole private, che appartengono ad una minoranza, sono molto superiori agli altri. Nell'elenco, tra le prime 20 migliori scuole della classifica ci sono soltanto due pubbliche, federali per essere più preciso. Tutte le altre sono private o dalla cattolica, che comunque sono costosissime e raggiungibili soltanto dai ricchi.

Un problema cronico nato ancora nel periodo della dittatura militare e sostenuta dai governi “democratici” succedenti.

La situazione peggiora all’arrivo all’università. I ricchi che studiarono nelle costose scuole private accedono più facilmente alle  migliori università pubblica e gratuita. I poveri e i miserabili che invece frequentarono la superiore pubblica e sotto la mediocrità invece devono per forza andare delle università private, costose e molto peggiori di quelle private.

Gli studenti dunque delle università private non devono lavorare per mantenersi e possano studiare bene, fare degli stage e l’Erasmus, preparandosi meglio alla futura vita di professionista. Mentre alle costose università private arrivano coloro che studiarono nelle scuole pubbliche, i poveri e i miserabili. Studiano e lavorano simultaneamente e non posso permettersi di fare un stage o altri programmi accademici.

Ingiustizia!


RESUMO EM PORTUGUES (riassunto in portoghese): A ùltima publicaçào do Enem comprova o grande abismo social-econòmico brasileiro. Os ricos que puderam pagar as caras escolas particulares obtiveram as melhores médias e as vagas nas melhores universidades pùblicas, onde poderào aproveitar a estrtura oferecida, fazer estàgios e chegarem ao mercato de trabalho mais preparados.

Enquanto os pobres estudantes da rede pùblica devem por força estudar nas universidades particulares e trabalhar muito para paga-la. Nào podem fazer estàgios, nem aproveitar bem a vida acadèmica. Ao final sào menos preparados que os privilegiados que pagaram a escola particolar e venceram as vagas na pùblica.

Este problema è crònico, com inìcio na ditadura militar e mantida nos demais governos ditos demogàficos, principalmente pelo PSDB de Fernando Henrique, Covas, Montoro, Alckimin e Serra.

Injustiça!

 

 

 

Testo in Italiano

Nell'ultimo rapporto appena pubblicato dal Ministero dall'Educazione e Cultura brasiliano (MEC) con i risultati dell'esame nazionale delle scuole superiore sostiene la problematica dal settore e comprova il largo abisso economico-sociale del paese.

 

Tra i 20 migliori disimpegni generale, per esempio, appaiono 18 scuole private o dalla cattolica, che comunque sono costosissime e raggiungibili soltanto dai ricchi. Soltanto due sono federali. La classifica è basata nelle medie negli esami realizzati con tutti gli studenti dell'ultimo anno. Gli istituti pubblici, soprattutto quelli statali, cioè di responsabilità di ciascuno dei 27 stadi brasiliani, hanno ottenuto dei risultati catastrofici (senza esagero) e si mantengono alla coda dell'elenco. 

 

Secondo la pubblicazione le medie dei ragazzi che studiano nelle più costose scuole private, che appartengono ad una minoranza, sono molto superiori agli altri.

 

Ovviamente devo per forza essere parziale e giudicare la situazione triste e disastrosa. 

Ai cari lettori e belle lettore che leggono il mio blog scritto con un italiano fast food, vi faccio presente un gran problema: Il sistema brasiliano per l'accesso all'università funziona in un modo ingiusto. In Brasile chi ha dei soldi ha più possibilità de averli sempre e così mantenere un sistema sporco che privilegia la minoranza. Chi non li ha, invece deve sopravvivere giorno dopo giorno. 

 

In Brasile le scuole pubbliche sono la maggioranza e aggruppano la gran massa appartenente alla classe meno privelegiata della popolazione, i poveri o addirittura i miserabili. L'insegnamento offerto però è non arriva nemmeno alla mediocrità. Gli insegnati di queste hanno un stipendio da fame, i palazzi sono senza cura, e la struttura offerta è precaria.

Le private invece offrano una buona o soddisfacente struttura ai loro studenti, che devono e possano pagare - e tanto - per usufruire tutto ciò. 

 

Il fatto peggiora quando questi ragazzi e queste ragazze vogliano fare l'università. In Brasile è necessario fare un altro esame graduatorio per accedere ad un corso universitario. Inversamente di quello che succede alla scuola superiore, i migliori istituti sono quelli pubblici, che tra l'altro sono gratuiti. La concorrenza è pesante e sleale. Per esempio, per ogni posto del corso di giornalismo dall'Università di San Paolo ci sono 50 persone circa. E chi riesce ad ottenere uno dei questi preziosi posti? Vi lo dico, coloro che hanno potuto pagare e studiare nelle scuole private. Cosa succede allora con la maggior parte dei ragazzi che non hanno avuto il privilegio di appartenere ad una famiglia privilegiata economicamente, perciò hanno studiato in una scuola pubblica e vogliano seguire la carriera accademica? Ecco, devo rivolgersi alle università privata, che sono più costose che qualsiasi istituto italiano. E come fanno a pagare le tasse, se non avevano dei soldi già prima? Lavorano, e così non ce la fanno ad usufruire bene il percorso di studio, non possano fare l'Erasmus o il tirocinio. Non riescono ad avere delle esperienze nei campi che hanno scelto e poi quando riescono, dopo gran sacrificio, ad ottenere la laurea, difficilmente riescono ad accedere al mercato di lavoro nella carriera che hanno scelto.

Paradossalmente invece gli altri che sono stati da sempre sponsorizzati dai genitori, che hanno goduto e approfittato bene tutta la struttura di una scuola privata alla superiore,  ovviamente con più ricorsi, prendono quasi tutti i posti offerti dalle pubbliche. Non lavorano e possano usufruire bene il periodo di studio, compreso il tirocinio e gli stage. Arrivano al dopo laurea con un curricolo più competitivo che la maggioranza che ha dovuto studiare nelle private, e prendono i posti juniors nelle imprese più ricercate.

 

Il problema dall'educazione brasiliana è cronico da oltre 20 anni. Se la dittatura militare rovinò il sistema educativo dall'elementare all'università, l'attuale neoliberalismo invece lo ha proprio ucciso. 

 

Per capire la situazione facciamo un breve riepilogo dalla storia attuale politica brasiliana.

Il regime militare finì nel 1985. La prima elezione diretta a presidente era nel 1989, quando fu eletto Fernando Collor de Mello, un repubblicano, burattino degli States. Accusato di corruzione lasciò il governo al suo vice, Itamar Franco. In questo periodo il mercato esterno fu aperto, cosa che non sarebbe male se fosse pianificata bene. Gli organici pubblici non erano preparati, sia burocraticamente che tecnologicamente. Lo stesso con i piccoli imprenditori privati e le scuole pubbliche.

 

Il ministro dell'economia di allora era il sociologo Fernando Henrique Cardoso (FHC), del Partito dalla Sociale Democrazia Brasiliana (il PSDB), che poi è diventato presidente affiancato dai liberisti (PFL, oggi chiamati democratici il DEM). La moneta fu cambiata a REAL, con l'indice al dollaro nordamericano, che privilegiò e privilegia i banchi e le grandi corporazioni stranieri. Conclusione: il sistema pubblico in tutte le aree è fallito.  Il governo invece di ristrutturare il settore pubblico decise per la privatizzazione. Siccome l'educazione è un diritto costituzionale rimane sotto la responsabilità dello Stato. Una catastrofe.

 

L’attuale governo di Luiz Inacio LULA da Silva  è riuscito cambiare qualcosa. Programmi come la Borsa Scuola e il ProUni aiutano timidamente i poveri che voglio studiare. Sì che è importante e meglio di tutto che fu fatto prima. Non è abbastanza ancora. C’è da fare. 

domenica 30 marzo 2008

Al mio caro maestro

"Non c'è nulla di peggio che una ricerca qualitativa non fatta" Salvatore Abbruzzese, Trento, 26 marzo 2008.

Cari e belle lettori,

Ingannatevi se pensate che il presente post sia un saggio sulla ricerca qualitativa. Beh, è ben vero che nonostante studiare a Trento City, non mi fido dalla quantitativa. Ma la mia intenzione qui è soltanto lodare uno dei miei professore, anche lui dalla quantitativa Facoltà di Sociologia di Trento, anche lui però qualitativo: Salvatore Abbruzzese. 

Nato nel 1954 a Arce (FR), laureato in Sociologia presso l'Università di Roma e con il dottorato a Paris. Insegna attualmente a Trento. La sua cattedra è Sociologia della Religione, ma il corso che attualmente seguo con lui è Sociologia, basato nel testo di Raymond Boudon, Il Posto del disordine - Critica delle teorie del mutamento sociale (il Mulino). 

Abbruzzese, inoltre conoscere bene ciò che insegna, lo fa con passione. Non guarda gli studenti come degli analfabeti inferiori, ma come delle persone che hanno un'opportunità di imparare e capire qualcosa di nuovo e la potenzialità di cambiare le proprie vite e conseguentemente delle altri. Capisco ciò alle sue lezioni, che sono sempre squisiti. Mi piacciono al punto di mi far capire che ho fatto la scelta giusta. 

Non vorrei più fare il giornalista. Beh, va bene, per adesso no! Voglio studiare, imparare la sociologia, godere l'università. Confesso che all'inizio era un difficile, soprattutto con Statistica, Sartori ed altri. Poi con Giolo Fele le cose sono migliorate, anche con Rutigliano, finchè ho il privilegio di imparare e crescere con Abbruzzese.

Beh, studiare a Trento è bello. Interessante direi, raccomandabile. Sia per i professori citati, che per la struttura offerta dall'Opera Universitaria. La città è carina e i compagni fantastici. Ecco, i compagni. Questo ci vorrebbe un altro post esclusivo. Anche con il lode, alla fine mi piacciono un sacco. Fran, Marta, Giu, Eri, Moris, Giorgio, Lele, Tani, Chià, Anna, Gioa, Dani, Già, Michi, Tommi, Robbie, Ing, Ger , Veri (che è in Olanda, e secondo me è la "colpevole" iniziale, che spinse l'unione del gruppo), Sereia, Giù 3, Davs e altri. Loro con Abbruzzese formano un'alchimia perfetta. L'ultimo giovedì è successo qualcosa di carino. Eravamo alla bella lezione di Abbruzzese. Ad un tratto suona l'allarme di emergenza e ci hanno detto di lasciare subito l'aula. Era una prova contro incendio. Siamo usciti. Il cortile davanti il palazzo dalla facoltà, in piazza Venezia, era pieno di gente. Ho chiesto al professore se si poteva continuare a lezione fuori, sulle scale della statua di De Gasperi. Lui mi ha detto di sì e allora il gruppo si è mosso. Abbiamo trascorso gli ultimi 40 minuto di lezione lì, all'aperto. Carino! Ero felice, contento. Motivato. 

E senza dire che con questi compagni si può studiare, parlare di politica, economia. Si può giocare a calcio in piazza Duomo, fare delle belle feste, fumare il canone, cantare, fare il jogging, delle belle foto, mangiare insieme. Bello...

Ops... scappo un po' dell'argomento del post. Parlavo di Abbruzzese, e finisco con lui. "Se io potesse tornare indietro, ci andrei a Parigi anche per fare la laurea e non solo il dottorato." Ecco, con queste parole mi sento sicuro sulla scelta di andare a Paris per fare l'Erasmus.

Adesso torno a Boudon. Il periodo è di studio. 


Vi chiedo scusa per il mio italiano ancora ridicolo. Così almeno imparo...




mercoledì 19 marzo 2008

APENAS MANIFESTO

Eu nao sei porque ainda leio jornais. Sim, eu sei, para criticar e duvidar. O Estado de Sao Paulo, ou estadao (http://www.estadao.com.br/), talvez seja o cotidiano melhor resolvido no Brasil. Bons textos, boas fotos e ainda produz qualquer autonoma, sem depender totalmente das agèncias de notìcias.
Mas è muito imparcial. Sim, melhor seria se escolhesse uma estrada e a divulgasse, como acontece na Itàlia. Os jornais daqui informam aos leitores qual é a linha adotada.

Que o Estadao é um jornal de destra, liberal, isso nào é novidade, mas algumas vezes adota uma postura fantasiosa, medìocre e mà, na minha opiniào.

Por exemplo, na ediçào de hoje encontrei um artìculo sobre a festa de aniversàrio de José Dirceu, que contou com a presença de alguns lìderes governistas, como o vice José Alencar e a ministra Dilma Rousseff, dizendo que um abraçou o aniversariante e a outra apertou a sua mào. Ridìculo! O duplo sentido do jornal é covarde e mesquinho, quase catòlico.

Nem tudo é perdido. IL MANIFESTO (http://www.ilmanifesto.it/), declaradamente comunista consegue ser muito mais imparcial e sério que qualquer jornal italiano e brasileiro. Nao tem a estrtura e a història, nem talvez os competentes profissionais do Estadao, mas faz mais jornalismo que publicidade ideològica.

Deixo aqui meu manifesto ao Estadao de hoje.

martedì 18 marzo 2008

L'Odella e la Cina




Sono a lezione alla facoltà di socio. Noia. Beh, scrivo due tre righe sul Blog …

La Cina mai mi ha ispirato. Mai. Questo che succede nel Tibet è solo un’altra atrocità praticata dal governo cinese, che ha una storia barbara al che riguarda le sue colonie, all’interno dei confini del paese della grande muraglia.



Ai miei lettori lascio chiaro che non sono uno che semplicemente riproduce quello che pubblica i media. Addirittura sono critico e non credo in tante cose, al punto di essere chiamato cospiratore dagli amici e colleghi, per sospettare di alcune verità assolute, come, per esempio, l’arrivo dell’uomo a Luna. E senza dire l’11 settembre, conflitti tra gli ebrei e mussulmani, ecc.



Ce l’ho sì con il governo cinese. Sia per il modo irresponsabile, aristocratico dalla produzione industriale di quel paese, compreso ovviamente l’inquinamento, sia anche per il modo come la Cina dottrina i suoi territori di interessi, proporzionalmente codardo con gli USA.
E poi, l’ONU… Consiglio di Sicurezza? Mi fanno ridere, o meglio, piangere.


Nella FOTO Dalai Lama, che potrà anche rinunciare se i conflitti si stende... Io non guardo le Olimpiadi quest'anno!






mercoledì 12 marzo 2008

A TV Publica

Na noite passada o senado teve uma sessào tumultuada para a aprovaçào da criaçào da Empresa Brasil de Comunicaçào, que proporcionarà a TV Brasil, a primeira pùblica federal. 

A oposiçào liderada pelos neoliberais PSDB e DEM (PFL), se retirou do plenàrio, recusando-se a votar, provavelmente pela certeza da derrota. 

Sào duas coisas delicadas em jogo. A primeira, que a criaçào de uma TV Pùblica pode ser interessante, e os gastos podem ser revertidos em investimentos, através de patrocinadores, o que nào significa propagandas comerciais. Sem dizer que teoricamente o Brasil poderia ter finalmente uma opçào interessante aos que nào podem haver o luxo de assinar canais de satélites. Nào tenho nada contra a TV Globo, ao contràrio, gosto muito das novelas e transmissòes esportivas, além de revistas eletrònicas. Os profissionais sào capacitados e a estrutura oferecida aos funcionàrios, mesmo longe de um padrào, està acima da grande maioria no segmento mundial. O problema é que no momento é a ùnica opçào. A Record segue uma estrada interessante, mas ainda abaixo da mediocridade. Enquanto SBT, Bandeirantes, Rede TV e Gazeta sào abominàveis. Por isso e por outros motivos històricos (o golpe militar), hoje no Brasil é possìvel afirmar que existe um monopòlio televisimo. Nào é bom. Creio que a criaçào da TV Brasil seja interessante sim, se tudo corra honestamente dentro dos padròes. Profissionais contratados através de concursos pùblicos, mas com contratos que podem ser interrompidos, no caso de corrupçào ou nào cumprimento dos deveres trabalhìsticos, assim como ocorre nas privadas.
A outra coisa é sobre a atitude da oposiçào. Nào posso concordar com o abandono. Eles deveriam permanecer e propor mais adiante uma reforma constitucional. Nào é possìvel que o Brasil seja regido por medidas provisòrias. Tal fato ocorreu sempre nos dois nebulosos governos FHC. Lula repete a manobra que sempre criticou, apoiando-se na dèbole constituiçào brasileira.

A TV Brasil pode ser uma boa idéia. A bagunça ocorrida na sessào de ontem a noite foi ridìcula e espelha a situaçào polìtica do Brasil. E jà que toquei na història das reformas governamentais, insisto naquilo que escrevi no Blog do Theo em 2003: "Reforma no Judiciàrio, Jà!". Sim, é a prioridade, seguida da reforma constitucional, orçamento e etc.